SERIE DANNY O1
Daniele Orlandini
Una giornata ordinaria
Danny stava passando fiero con la sua grossa auto dl paese, certo di essere ammirato dalle ragazze più carine che incontrava. Molte si voltavano a guardarlo e lui teneva apposta l ‘autoradio a tutto volume. La qualità del suono era eccelsa grazie al costoso impianto stereo che aveva istallato e lui ne faceva un motivo di vanto con le ragazze che incontrava.
Mentre passava dalla strada principale, notò davanti a un bar un gruppo di ragazzine che lo guardavano e sorridevano. Soddisfatto di se stesso, Danny decise che valeva la pena approfondire per cui fermò la sua macchina e scese aumentando il volume dello stereo per fare colpo.
Mettendo in evidenza il suo fisico muscoloso grazie a una maglietta molto attillata si diresse verso le ragazze per dir loro qualcosa.
Le ragazzine già si erano accorte che lui voleva avvicinarsi e ognuna diceva all’altra che avrebbe voluto tentare lei di uscirci.
Danny aveva già deciso cosa dire loro quando udì una voce incazzata:
“Tu faccia di cazzo!”
Danny intuì che fosse un insulto rivolto a lui, ma sapendo di non aver recato danno a nessuno pensò di sbagliarsi e proseguì per la sua strada.
Giacomo, un signore sulla quarantina era un tipo iroso e invadente che pretendeva di avere sempre ragione. Essendo bruttino e pelato era geloso degli altri e aveva il vizio di fare la voce grossa per farsi grande. Era irritato dal comportamento di quello sconosciuto capellone che era arrivato li e pretendeva di fare quello che gli pareva ignorandolo per cui lo afferrò a una spalla.
“Ehi! Imbecille! Non far finta di non sentirmi! Dico proprio a te!”
Danny sentendosi afferrare la palla proprio mentre stava par andare dalle ragazze andò in bestia.
Lui era buono e tranquillo ma quando qualcuno si intrometteva nella sue faccende non ci vedeva più, inoltre detestava essere toccato da uno che non conosceva.
“Che cazzo vuoi palla da biliardo!” Disse Danny spostandogli la mano.
“No! Che cazzo vuoi lo dici alla tua mamma! Ora la radio la spengi! Possibile che la gente viene qui con la radio a tutto volume a fare casino?!” Disse Giacomo spingendolo indietro.
Danny allora, rosso dalla rabbia gli girò il braccio slogandoglielo, poi, con un tremendo pugno in faccia, lo fece volare indietro fino ad andare a sfondare la porta e vetro del bar.
“Io che cazzo vuoi lo dico quando mi và e a chi mi va di dirlo! E nessuno si provi a dirmi quello che devo fare o finirà male!”
Poi tornò alla macchina e alzò ulteriormente il volume dello stereo guardando in faccia gli uomini davanti al bar, i quali si girarono tutti da un'altra parte.
“Uah! Che schianto di ragazzo! Che forza!” Dicevano le ragazzine.
Danny riprese dove era stato interrotto e si recò da loro:
“Venite con me a bere qualcosa?”
“Si! Andiamo! Come ti chiami?”
“Danny e voi?”
“Io Valentina e loro sono Tiziana e Monica, vedi? Sono timide!”
Danny le guardò soddisfatto, erano tutte e tre molto carine ma forse avrebbe scelto Tiziana perché aveva dei seni prosperosi che lo attiravano in modo particolare. Però era anche deciso a tenersi amiche anche le altre due. Entrarono nel bar ignorando Giacomo che veniva medicato su una sedia, la gente guardava Danny in modo preoccupato ma lui non se ne curava affatto. La sua autoradio continuava ad assordire la gente ma nessuno ebbe il coraggio di dirgli nulla.
“Quattro caffè grazie.” Disse Danny rivolgendosi gentilmente allo sconvolto barista che insisteva a guardare il vetro rotto.
“Cosa? Oh si! Subito!”
Si sedettero a un tavolino. Giacomo borbottava dicendo che avrebbe voluto fargliela pagare ma la gente lo teneva fermo e gli diceva che era meglio lasciar perdere. Lui fece come gli dicevano, infatti brontolava a bassa voce per dimostrare agli altri che non temeva Danny mentre invece aveva una fifa fottuta che voleva tenere ben celata.
Danny riuscì ad avere un appuntamento serale con la bellissima Tiziana . Era molto soddisfatto, avrebbe voluto rimanere li con loro ma aveva degli impegni, per cui andò a pagare.
“Scusi! Ma ci sarebbe quel vetro rotto da pagare, sa come vanno certe cose vero? Chi rompe dovrebbe pagare qui.” Disse timidamente il barista.
Danny sorrise e , parlando con gentilezza disse:” certamente amico, chi rompe deve pagare!”
“Ah! Meno male che lei è una persona che capisce! Se ne trovano poche!” Disse il barista rilassandosi.
“Naturalmente! Bisogna essere persone civili e che rompe paga! E’ sempre stato il mio motto! Per cui quel testa di cazzo che mi ha assalito dovrà pagarti il vetro dato che la sua rotture è una diretta conseguenza del fatto che mi abbia rotto il cazzo mentre andavo da quelle belle fanciulle.”
Poi Danny afferrò Giacomo e lo sollevò da terra:
“vero che pagherai tu il vetro? Si?””
“B bastardo! Te lo puoi scor…..”
Danny lo tirò di peso in terra facendolo leggermente rimbalzare.
“Ha detto si! E’ d’accordo a pagare lui spontaneamente! Buona giornata amico!” Disse Danny uscendo.
Dopo passò nuovamente davanti al bar con lo stereo a tutto volume e facendo una forte sgommata. Mentre faceva ciò guardava bene in faccia tutta la gente davanti il bar.
Poi, mentre stava passando un tratto di strada isolato trovò un uomo disteso per terra nella strada.
“O no! Cazzo! Ora mi tocca perdere tempo! E va bene via! Vediamo che cazzo ha quello!”
Danny si fermò e scese dalla macchina. Subito l’uomo steso gli puntò una pistola in faccia:
“tu fuori i soldi amico!”
Danny si accorse che era un albanese e, preso dal furore, con rapido movimento gli tolse la pistola e con un forte pugno lo stese proprio nello stesso punto che simulava:
“La! Albanese di merda! Ora mi sa che avrai un motivo per stare steso.” Disse risalendo in macchina.
Subito altri 5 albanesi incazzati sbucarono da dietro i cespugli.
“E’ no cazzo! E’ no! Hanno sempre la scorta dietro questi bastardi! Avrei dovuto ricordarmi quello che lessi sul giornale.”
Poi Danny prese un mitra che teneva nella macchina e sparò agli albanesi i quali, crivellati da decine di colpi ognuno, volarono all’indietro e caddero dentro i cespugli che si imbrattarono di sangue. Poi Danny mise in moto e andò avanti schiacciando quello ancora svenuto steso sulla strada.
Stava per andarsene ma dieci metri più avanti si fermò:
“Che cazzo faccio? E se qualcuno fosse ancora vivo e mi denunciasse?”
Tornò indietro a retromarcia passando nuovamente sopra quello schiacciato e, lasciandogli la macchina parcheggiata sopra scese sbuffando e, con la pistola gli sparò alla testa. Ripetette la stessa operazione con gli altri fino a quando non ne trovò uno ancora vivo e cosciente:
“Senti amico! Ho avuto una mattinata intensa, per cui se vuoi dire qualcosa prima di crepare fallo in fretta.” Disse Danny.
L’albanese morente stava per iniziare a dire qualcosa ma Danny gli sparò in bocca:
“No lascia perdere vai! No vedi il fatto è che ho fretta e poi tanto avresti sicuramente detto una stronzata. “
Poi Danny risalì in macchina e ripartì sentendosi liberato e canticchiando:”ma come è bella la città…….”
Danny doveva andare a un colloquio di lavoro ma prima si fermò alla banca ove si serviva visto che era situata proprio lungo la strada.
Dentro la banca trovò la fila davanti a entrambe le casse e questo fatto gli fece già girare enormemente le palle. Però, non potendo farci nulla, si limitò a sbuffare un po’ e si mise in fila.
In quella fila stava per toccare a una ragazza bionda ma venne afferrata e tirata dietro. Un uomo sui cinquanta anni molto robusto prese il suo posto insultandola anche.
“Ma guardi che toccava a me!”
“Zitta stronza! C’ero prima io! E datti una calmata o ti spezzo! “ Disse con un tono che non ammetteva repliche.
“Ma guardi che si sbaglia! C’ero io qui!”
“Zitta!” E la spinse nuovamente indietro:” io ero all’altra cassa ma c’ero prima di lei! E se non gli va bene…..”
“Lei è un gran maleducato!”
“Si! Sono maleducato e allora? Cosa vuole farmi? E poi c’ero prima io! Lei si è messa davanti a quella cassa per passarmi avanti!”
“E allora? Lei aveva scelto l’altra cassa e doveva rimanere di la!”
“No! Io se gli fa sto qui e se non gli fa è lo stesso chiaro?”
L’uomo era altezzoso e arrogante, probabilmente anche pronto a venire alle mani. Sicuro di se si apprestava a servirsi allo sportello ma venne tirato indietro da Danny.
“Prego signorina, vada lei!” Disse Danny.
“Cosa? Come ti permetti di intrometterti in cose che non ti riguardano?” Disse l’uomo.
“Ma mi riguardano molto da vicino invece! Vedi, il fatto che tu passi avanti a lei non me ne frega un cazzo ma il fatto è che passando avanti a lei passi anche avanti a me e questo, beh! Questo mi và un po’ meno bene se me lo concedi.” Disse Danny sorridendo.
“Ah si! Bastardello! Adesso ti faccio vedere io!”
Con calma Danny lo fece volare contro l’infrangibile vetrata dalla parte opposta della stanza poi parlò:
“prima di tutto bastardo lo dice alla troia della sua mamma e poi si metta in coda ad aspettare. Mi dia retta, la pazienza forgia il carattere.” Disse Danny.
Spaventato dalla tremenda forza di Danny, l’uomo rimase al suo posto ad aspettare il suo turno e Danny si rimise in coda al suo.
La ragazza prima di andare via ringraziò Danny.
“Si figuri! Lui era passato avanti a tutti non solo a lei.”
“Comunque grazie!” Disse dandogli un bacio sulla guancia.
“Uauh!” Disse Danny.
Dopo aver intascato l’assegno si recò alla prima tavola calda che trovò per mangiare qualcosa. Si mise seduto sul panchetto migliore che aveva visto. Un ragazzo che si trovava li si avvicinò a lui preoccupato, aveva un occhio nero.
“Scusa amico ma è meglio che ti togli di li.”
“Si? Per quale motivo?” Disse Danny.
“Quel posto lo considera suo riservato Gonzi, un energumeno che si serve qui. Ha già mandato due persone all’ospedale perché avevano rifiutato di alzarsi e a me ha fatto un occhio nero vedi?”
“Si, ma se sono arrivato prima io il posto lo prendo io.” Disse Danny.
Il ragazzo alzò gli occhi al cielo:” si! Sarebbe giusto ma Gonzi pese centoventi chili di muscoli e ha fatto anche pugilato.”
“E allora? Più grossi sono più fanno la botta quando cadono.” Disse Danny tranquillamente.
Il ragazzo sospirò:”senti, anche a me piacerebbe che qualcuno gli desse una lezione, ma non hai speranza, togliti da li ti prego.”
“Ah! Ragazzo di poca fede! “ Disse Danny ordinando tranquillamente.
“Forse dovrebbe fare come dice.” Disse preoccupata la cuoca.
“No! Invece farò come mi pare.” Disse Danny.
In quel momento, ubriaco come al solito, Gonzi entrò:
“Ehi capellone in canottiera! Togliti di lì che è il mio posto!”
Danny fece finta di non sentirlo e tutti i clienti, preoccupati, si zittirono e si allontanarono preventivamente dal panchetto sul quale era seduto.
“Ehi capellone in canottiera!” Poi gli si avvicinò e gli alitò in faccia schifandolo:” dico a te! Non sei forse stato informato che quello è il mio posto?” Disse Gonzi.
“Con l’alito che ti ritrovi il tuo posto dovrebbe essere in una fogna mi pare.” Disse Danny.
Alle sue parole Gonzi si guardò intorno in silenzio preoccupante e la gente si aspettava da un momento all’altro che Danny finisse ridotto talmente male da essere irriconoscibile.
“D dai! Lascia perdere! E’ nuovo e non ti conosce, non lo sapeva.” Disse il ragazzo con l’occhio nero.
“Invece lo sapevo, dato che me lo hai detto tu! Ma sai che ti dico? Me ne sono sbattuto grandemente il cazzo bestione puzzolente.” Disse Danny.
Gonzi stava per colpirlo ma Danny, velocemente, lo afferrò con le mani e, dopo averlo sollevato sopra la testa, lo gettò con forza sopra la piastra incandescente usata per arrostire la carne e poi, implacabilmente, saltò sopra di lui reggendocelo in modo che si strinasse per bene. Poi lo lasciò andare e lui fuggì dal locale con gli abiti fumanti.
“Ma che cazzo! Ma non si può nemmeno mangiare in pace?” Disse Danny.
“Offro io! Mi chiamo Luca!” Disse il ragazzo con l’occhio nero.
“Io Danny! Grazie, la prossima volta però offro io a patto che tu venga a sederti qui.”
“Naturalmente.”
Nel pomeriggio Danny si reco alla falegnameria ove gli avevano detto che cercavano un operaio.
Mentre entrava sentiva il titolare che urlava, inveendo in modo anche offensivo verso un operaio e già questo gli faceva girare le palle. Aveva preso in considerazione l’idea di andarsene subito, ma poi pensò che avrebbe potuto provare tanto non avrebbe mai permesso a nessuno di trattarlo in quel modo.
Entrò: era una ditta piccola, con dieci operai che lavoravano a capo basso Danny pensò che se fosse entrato li molte cose sarebbero cambiate. Venne fatto entrare in ufficio e si sedette davanti al titolare, un ometto basso e pelato.
“Sono qui perché ho letto l’annuncio, io un po’ l’ho già fatto il falegname.”
“Capiti a proposito! C’è un sacco di lavoro da fare. C’è da verniciare anche, non sappiamo come fare a smaltire gli ordini.”
A Danny venne un atroce sospetto e provò, con tatto a verificarlo:”com’è l’orario di lavoro? Turni o…”
“No! Niente turni! Qui si attacca alle sette la mattina! E si rimane fino a quando c’è da fare.”
“Quante ore di solito?” Disse Danny.
“Quante ore? Ah! Ieri hanno lavorato addirittura sedici ore! Ma era un caso che capita al massimo tre o quattro volte al mese, in genere si lavora undici o dodici ore e mezza giornata il sabato.”
“Così tanto? Ma come è possibile? E se uno vuole avere altri impegni?” Disse Danny.
Il titolare chiamò un giovane operai che passava davanti l’ufficio:
“vieni, lui dice che non è possibile lavorare così tanto tu che dici? Ce la fai?”
“Certo! Perché lui non vuole farlo?”
“Mah? Non lo so! Dice che ha altri impegni.”
Il tono del titolare non piaceva affatto a Danny, forse le cose in quella ditta sarebbero cambiate prima del tempo.
“Io non sono disposto a lavorare così tante ore, ho i miei impegni, la palestra per esempio.”
“Ah! La palestra? Ah! Ah! Ah! Ma se è solo quello il problema te la faremo fare qui! Carrelli belli pesi da spostare! Ecco la palestra! Ah! Ah! Ah!” Disse il giovane operaio.
“I discorsi stanno in poco posto! Qui ci viene gente che ha bisogno di lavorare, e bisogna lavorare quanto dico e come dico io, altrimenti quella è la porta, aria!” Disse con strafottenza il titolare.
Danny allora non ci vide più e, dopo aver steso l’operaio con un forte pugno al viso, prese la sua catena che portava sempre con se e spaccò la testa al titolare con numerosi colpi. Dopo leccò la catena per ripulirla dal sangue e prese una pistola con silenziatore.
Dieci minuti dopo lasciò la fabbrica in fiamme e partì con la macchina.
“Ma che cazzo di gente! Uno vuole lavorare otto ore che sono già troppe e quelli invece pretenderebbero che uno non avesse altri impegni che lo schifo della fabbrica! Vorrebbero non che uno lavorasse per vivere, ma che il lavoro stesso diventasse la tua vita! Ah! Bastardi! Teste di cazzo! Ma io vi vado nel culo sapete? A voi e a tutta la gente del cazzo che lo permette.”
Dopo Danny si recò a casa e si mise a letto, deciso a schiacciare un pisolino per essere più riposato quando sarebbe uscito con Tiziana. Aveva appena preso sonno quando, dall’altra parte della strada, degli arabi si erano messi a suonare e a cantare svegliandolo.
Incazzatissimo uscì dicendo loro di smettere, ma loro fecero più chiasso di prima.
“Sentite amici! Io potrei capire se voleste fare colpo su qualcuna, ma queste musiche del cazzo non interessano a nessuno per cui vi ripeto: per favore potreste andare un pochino più in la almeno mi riposo un po’?”
“Amico! Tu non rompere!”
“Guarda che siete in una strada privata!” Disse Danny.
“E allora! Noi fare cosa ci pare! “ disse uno di loro.
“Via o noi dare un cazzotto in viso.” Disse un altro di loro.
Danny si strinse la faccia tra le mani:”possibile che mi debba sempre capitare gente che mi fa girare le palle?”
Dopodiché prese i loro strumenti e li scagliò sotto un camion. Loro cercarono di colpirlo, ma lui in rapida successione li stese tutti e dopo un attimo si trovarono tutti a leccarsi le ferite per terra.
Per nulla pago, Danny li afferrò a uno a uno e li buttò in un cassonetto dell’immondizia.
“State lì! Uscirete quando lo dirò io!” Disse Danny .
Poi andò a prendere delle catene e sigillò il coperchio del cassonetto.
Dopo aver dormito andò da Tiziana la quale era impaziente di uscire con lui. Si imboscarono in una pineta e mentre lui incominciava a toccarle i prosperosi seni le gli chiese come era stata la giornata.
“Ah! Niente di particolare, è stata una giornata come tutte le altre. Oops! Ho lasciato gli arabi rinchiusi nel cassonetto! Ero così ansioso di venire da te che l’ho dimenticato.”
Tiziana si mise a ridere:” Ah! Ah!Ah! Buona questa! Ma che ce li hai messi a fare dentro?”
“Niente! Facevano troppo chiasso, va bene! Pazienza! Li toglierò domattina se il camion non li avrà già portati via, ah!Ah! Ah!” Disse Danny.
FINE