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SERIE LETHA O1
Daniele Orlandini

 

Il volto rubato

1978: La bellissima Maria urlava disperata mentre la fiamma si faceva sempre più vicina. Attorno aveva una dozzina di malavitosi alcuni seduti e alcuni in piedi, che la guardavano con sguardo fisso e pallato, ansiosi di vedere cosa avrebbe fatto la fiamma al suo bel viso. , poi c’era il suo coetaneo, il tredicenne Biagio, figlio di Bramino, il capo dei malavitosi. Bramino stava davanti a Maria e gli reggeva la faccia, avvicinandole inesorabilmente una fiamma alla guancia sinistra mentre Olmo, suo fratello e vice capo del clan, reggeva le mani della ragazza eccitato dalle sue urla.
Quando la fiamma raggiunse la guancia della quattordicenne Maria,lei urlò a squarciagola per l’atroce dolore e lo sguardo dei malavitosi attorno a lei si fece ancora più intenso. La sua pelle iniziò a fumare e gli scagnozzi sentirono l’eccitazione salire alle stelle provando un piacere sadico e perverso nel vedere ciò.Qualcuno di loro corse in bagno, altri rimasero impietriti con lo sguardo fisso su di lei, e qualcuno iniziò a masturbarsi in presenza a tutti, ma nessuno osò dire una parola, di fronte a una scena così sublime tutti rimasero in estasi ma in silenzio, onde non disturbare altri che si gustavano mentalmente in pieno la cosa . Anche il giovane Biagio, chiamato li dal padre per fargli vedere come avrebbe dovuto comportarsi in futuro, stava iniziando, dopo l’iniziale disgusto, a provare piacere.
Bramino, sordo alle urla e le suppliche della ragazzina, reggeva la fiamma fissa nel solito punto e Olmo, eccitato la reggeva ferma. Passarono trenta secondi che per la poveretta parvero un eternità con la fiamma sul viso e parte della sua guancia divenne nera .Il cuore di tutti coloro che assistevano batteva all’impazzata per l’eccitazione. Bramino ci resse la fiamma con cattiveria finche quella parte di guancia non divenne carbonizzata e definitivamente rovinata, solo allora lasciò andare la ragazza che cadde per terra gemendo e piangendo.Con lo sguardo pallato e a bocca aperta guardarono tutti a lungo silenziosamente la ragazza per terra che piangeva, solo dopo aver fatto gustare a lungo la scena ai suoi uomini Bramino ruppe il silenzio.
“Portatela via e scaricatela davanti casa! Suo padre così imparerà che gli sgarri a Bramino si pagano cari.” Disse Bramino.
“Ah! Ah! Ah! Vieni bellezza che ti diamo un passaggio!” Disse Gino, caposquadra degli scagnozzi.
“Si,ah! Ah! Venga bellissima signorina, siamo al suo servizio, cena con me stasera?” Disse Oreste, un altro degli scagnozzi.
“Signorina! Mi sono innamorato di lei! Vuole sposarmi?” Disse Nicola.
“No! La voglio io! Mi sono innamorato del suo bel visino!”
“Ah! Ah! Ah!”
Maria piangeva mentre la portavano e Bramino con occhi di ghiaccio la guardava e parlò:” per colpa di tuo padre ho perso una parte del mio danaro e io per fargli comprendere a pieno il suo errore ho distrutto parte del bellissimo visino di sua figlia.”
Maria venne scaraventata davanti casa con un biglietto di Bramino attaccato addosso.

1983:
era notte. Miriana, infermiera all’ospedale di Torino stava tornando a casa. Essendo stanca e desiderosa di andare subito a letto aveva preso la scorciatoia, pur sapendo che era pericoloso passare da quei vicoli bui e isolati. Avrebbe dovuto passare dalla via più lunga perché, non appena ebbe svoltato l’angolo venne assalita da tre balordi.
“E dai piccola! Facci divertire un po’!” Disse uno di loro.
“Nooo!!! Ahh! Lasciatemi andare!”
“Zitta o ti taglio la gola!” Disse un altro col coltello.
Iniziarono a spogliarla quando un veloce calcio stese uno di loro.
“Ma chi cazzo?! Fatti vedere figlio di puttana!” Disse quello col coltello in mano.
Una bella mano femminile sbucò dalla tenebre e, dopo avergli afferrato il polso glielo spezzò. Poi gli prese il coltello e glielo conficcò in gola, l’uomo cadde soffocando.
L’ultimo di loro tentò la fuga ma una sassata lo colpì alla schiena, spezzandogliela.
Miriana si rivestì e vide comparirgli davanti una donna bionda, slanciata e con una maschera dorata che gli copriva il volto. La maschera aveva due buchi per gli occhi, uno per il naso e uno per la bocca.
“Grazie per avermi salvata, ma chi sei?” Disse Miriana.
“Vai a casa.” Disse seccamente la donna misteriosa.
Lo scagnozzo steso dal calcio si riprese legato a una sedia. Sentiva degli strani lamenti che parevano provenire da dietro la parete di fronte a lui, lamenti nei quali pareva riconoscere la voce di uno dei suoi compagni di nefandezze. Una donna con la maschera dorata giunse di fronte a lui con un coltello insanguinato in mano.
“Ti sei svegliato finalmente.” Disse la donna.
“Cos’è questa pagliacciata? Cosa succede? Dove sono i miei amici?”
“Uno stà soffocando lentamente dentro un cassonetto con la gola sfondata e pieno di mondezza sopra mentre l’altro con la schiena rotta, si trova dentro il forno delle pizze nella stanza accanto. Sta arrostendo lentamente e ci metterà tre ore a morire con un crescente e insopportabile tormento, quanto a chi sono non ti è dato di saperlo.”
“Puttana! Cosa vuoi? Lasciami andare e forse saremo clementi con te!”
Uno schiaffo fece girare la testa al balordo.
“ Non sei in condizione di trattare! A me interessa l’itinerario del figlio piccolo del tuo boss, Bramino. Dove viene portato il giorno? Che aspetto ha? Come può essere riconosciuto?”
A quelle parole l’uomo legato impallidì:
“Non puoi chiedermi questo! Bramino mi farà fuori se viene a sapere che ho dato informazioni per trovare il suo secondogenito. “
La donna allora gli cavò un occhio col coltello e glielo fece mangiare.
“Forse non hai capito un punto fondamentale, il tuo destino ormai è segnato. L’unica cosa che puoi scegliere è se morie soffrendo un po’ di più e un po’ di meno.” Disse la donna.
“Nooo!! Ti prego! Risparmiami!”
La ragazza allora lo evirò e gli fece mangiare i testicoli.
“Mangia bastardo! Sappi che ti farò invocare la morte se non parlerai!”
“Ahhh! E va bene! Ti dirò tutto quello che so! Il giorno viene portato al parco Valentino con Veronica, una babysitter bionda dell’agenzia Dedalo, una delle più prestigiose di Torino. Alle ore sei in punto viene portato a casa, si chiama Carlo ma in pubblico viene chiamato Nino! Non so altro, lo giuro!”
La ragazza lo guardò lungamente in faccia, per capire se mentiva. Poi, convinto delle sue parole veritiere lo slegò.
“Bene, mi sei stato utile, ora andrai a fare compagnia al tuo amico nel forno delle pizze.”
“Nooooo!!!!!!!!”
Il giorno dopo, all’agenzia Dedalo il direttore stava andando in ufficio per sollazzarsi con la sua segretaria, ma appena entrato si sentì tirare per un braccio e vide la sua segretaria mani e piedi inchiodati al muro.
“Che cazzo succede?”
La ragazza con la maschera dorata gli si parò davanti con in mano la testa del suo vice tenuta per i capelli. Sul comodino inoltre c’erano le testa di altri due pezzi grossi dell’agenzia.
“Nessuno di loro è stato in grado di darmi una foto di Veronica, lo farai tu o patirai immani sofferenze.” Disse la ragazza.
“Non posso farlo, ho un debito d’onore con Bramino, so di cosa è capace di fare a chi non lo onora.” Disse il direttore.
La ragazza con la maschera d’orata abbassò gli occhi e, accantonando per un attimo la sua aggressività parlò: “ si, lo so benissimo, ma per lui è arrivato il momento di pagarle tutte e lo farà grazie al tuo aiuto! Se non mi aiuti non potrò fermarlo e io sono pronta a tutto per ottenere la sua disfatta.”
“Che ti ha fatto?” Disse il direttore.
“Non importa, dammi solo una foto di Veronica o sarà peggio per te.” Disse la ragazza.
Rassegnato, l’uomo andò, scortato dalla ragazza, al computer e, dopo aver scritto la parola chiave, ebbe accesso ai file privati ove era stata salvata la foto di Veronica.
La ragazza guardò fisso negli occhi il direttore, scrutando nella sua anima per capire se era stato sincero o meno e, resasi conto della sua sincerità parlò.
“Bene, ora sistemerò il figlio di Bramino, poi toccherà a tutto il suo clan, a tutti i suoi fiancheggiatori, ai giudici corrotti che lo hanno protetto , ai suoi parenti, ai suoi amici e alfine a lui, il suo impero criminale crollerà come un castello di carte.”
“E di me? Che ne sarà di me?” Disse il direttore.
“Purtroppo non posso permettermi di lasciarmi dietro testimoni adesso, perché ho delle scadenze che se non rispetterò non sarò più in grado di portare a termine la mia vendetta, però morirai senza soffrire.”
Poco dopo, al parco Valentino, Veronica stava portando Carlo nella zona medioevale, scortata da due gorilla in incognito.
Improvvisamente uno dei gorilla, di fronte al pozzo dei desideri, venne colpito alla testa da un coltello e cadde a bagnomaria insanguinando le acque, coprendo col rosso del suo sangue le monetine che in passato erano state buttate li da varie persone. L’altro gorilla si apprestò ad agire quando sentì una fitta alla milza che lo rallentò. Subito dopo si trovò la donna con la maschera dorata d’innanzi con un ascia in mano.
“In questo momento ci siete solo voi nei paraggi, posso agire indisturbata! Peccato che non posso farti soffrire come meriti!”
Poi l’ascia calò e il gorilla di Bramino cadde con la testa divisa in due.
Vedendo tutto ciò, Veronica tentò di fuggire tra la gente per salvarsi. Pia illusione fu la sua, dato che inciampò poco dopo mentre implacabilmente la donna mascherata si avvicinava.
“Vai Nino! Scappa!” Disse Veronica.
La donna con la maschera dorata fu da lei.
“Se ti lasciasse vivere probabilmente Bramino ti punirebbe atrocemente, ti faccio un favore uccidendoti velocemente.”
Poi l’ascia calò e la testa di Veronica rotolò per terra.
Carlo non andò lontano, la ragazza con la maschera lo raggiunse e lo narcotizzò.
Carlo si risvegliò su un altare tutto nudo, davanti a una statua demoniaca con un pentolone pieno di olio bollente davanti. Dietro di lui c’era la ragazza mascherata, e intorno all’altare c’erano persone incappucciate con tonaconi pieni di simboli demoniaci.
“Ora è il momento, sacrificandoti a quella divinità infernale otterrò permanentemente i poteri che mi ha elargito temporaneamente e completerò la mia vendetta.”
Dopo aver detto ciò, la ragazza mascherata afferrò il bambino nudo che piangeva, e lo pose davanti al pentolone pieno di olio bollente recitando delle formule magiche.
Poi fece per gettarlo dentro il pentolone ma, rendendosi conto che era solo un bambino stava iniziando a esitare. Poi, ripensando alla fiamma che divorava la sua bellezza, a suo padre suicidatesi per non essere più costretto a servire il clan e non dover più stare alle minacce di Bramino con rinnovato rancore alzò il bambino sopra la testa e, dopo averlo gettato nel pentolone pieno d’olio bollente lo guardò che friggeva e urlava e provò molta soddisfazione nel vedere ciò.
Poi, una luce uscì dalla statua e avvolse la ragazza, la quale sentì il potere ricevuto prima permanentemente suo.
“Ora i giochi sono fatti! Non sarò mai più Maria, ora e sempre sarò Letha!”

FINE EP.