libere parole & legatoria cartotecnica su misura

SPETTERS IL ROSSO 03
Daniele Orlandini

Il ritorno di Daniele

Era sera inoltrata quando a casa Orlandini il suono del campanello ruppe il silenzio. La signora Orlandini si alzò dal letto e andò tutta assonnata ad aprire la porta. Rimase estrefatta quando aprì la porta e per alcuni secondi non disse nulla. Non riusciva a credere a ciò che aveva visto.
“S- sei tornato! Finalmente! Ma dove sei stato tutto questo tempo?! Cosa ti è successo? Devi dirmelo! Eravamo tutti in pena per tè! Cosa ti ha tenuto lontano dalla tua famiglia e dai tuoi amici? “
“Credimi, vorrei potertelo dire, lo vorrei davvero!”
La sera dopo al bar di Perignano i membri della Squadra Avventura si erano raggruppati in un angolo parlando sottovoce dei Teppisti Gialli: Takeshi suggeriva di sfidarli non appena fossero tornati a Perignano mentre Boggione voleva andarli a stanare.
“Non se ne parla neanche! Già il nostro piano che prevede di fermarli in questa zona è di difficile attuazione, inoltre non abbiamo un piano per affrontarli fuori di qui, Il discorso di Takeshi è il più sensato anche se mi piange il cuore sapendo le scorribande che faranno.” Disse il capo.
Alessandro alzò le spalle e fece una piccola smorfia: “ tanto prima o poi si faranno vivi, poiché vogliono che noi gli portiamo Spetters!”.
La loro conversazione fu interrotta quando videro entrare nel bar una persona che temevano di non vedere mai più.
Si voltarono tutti a guardare non credendo in principio ai loro occhi, ma poi non ebbero dubbi. Il loro amico e membro della Squadra Avventura scomparso mesi prima e creduto anche morto da alcuni di loro era tornato. Finalmente Daniele Orlandini era di nuovo tra loro.
Corsero tutti a salutarlo e gli offrirono anche da bere. Erano tutti entusiasti che il loro amico fosse tornato tra loro.
Però c’era qualcosa che non andava. Daniele era più freddo e scostante, e ogni volta che gli chiedevano cosa gli fosse successo dava risposte vaghe o cambiava argomento. Si notava chiaramente che qualcosa, nel tempo che era stato assente, lo aveva trasformato.
Alessandro, essendo il suo migliore amico, notò questo fatto più degli altri così lo chiamò da parte e glielo chiese chiaramente e con tono preoccupato.
“ Senti Alessandro, sei il mio migliore amico e vorrei dirti tutto, però ci sono cose che non ricordo del tutto ma solo in maniera confusa, inoltre certe altre cose non voglio neppure ricordarle! Credimi amico non posso dirvi di più, è meglio se certe verità non vengano mai a galla.”
Alessandro non era soddisfatto di quella risposta, ma date le circostanze non insistette rimandando ad un momento
più propizio di chiedere ulteriori spiegazioni.
I Membri della Squadra Avventura organizzarono una festa di bentornato per Daniele Orlandini che lo divertì moltissimo. Ringraziò tutti per la grande festa ed era molto soddisfatto. Il capo, vedendolo di buon umore gli parlò:” Daniele, siamo felicissimi che tu sia tornato, siamo una squadra e chi attacca uno di noi li attacca tutti!
I problemi di uno sono i problemi di tutti per cui vorrei che mi dicessi cosa ti è capitato per permetterci di poterti dare una mano se stai attraversando un momento difficile. Comunque se non ne vuoi parlare rispetterò la tua volontà. Però ci sarebbe bisogno di te e vorrei averti nuovamente nei nostri ranghi , che mi dici Daniele? Nuove terribili minacce nascono ovunque, in particolare i terribili Teppisti Gialli! Sono venuti in pochi a Perignano e nonostante tutto ci hanno sconfitto e se avessero voluto avrebbero potuto ucciderci, il tuo intervento contro di
loro potrebbe risparmiarci tempo e vite umane. Che mi dici? Combatterai ancora al nostro fianco?”
“ Mi dispiace amici! Non posso più far parte della Squadra! Ormai il mio destino è quello di camminare da solo.
Ho molte cose da sbrigare, problemi che devo assolutamente risolvere da solo. E’ giunto il momento che devo pensare a me stesso, non ho più quindici anni, perché è quella l’età in cui viene voglia di essere super eroi! Ora però è giunto il momento di crescere ed affrontare la vita, quella vera!”
“ E’ strano sentirti dire queste cose Daniele, uno come te, sempre pronto ad accorrere alla prima richiesta d’aiuto,
ora invece…”
“ La gente cambia Boggione! Io non sono più quello di una volta e non credo proprio che tornerò mai ad esserlo.”
“Rispetto la tua decisione Daniele, ma quando vorrai sarai sempre dei nostri!” Disse il capo.
“ Grazie, ma non illuderti che tornerò! Quella parte della mia vita è finita per sempre!” Disse Daniele andandosene.
La sera dopo, Daniele, Riccardo , Graziano e Alessandro andarono a fare una passeggiata lungo il corso di Livorno.
Daniele, considerato da sempre un timido con le ragazze, quella sera dette prova di essere cambiato, infatti attaccava discorso con le signorine più carine che incontrava, fatto che stupiva non poco i suoi amici.
La passeggiata continuava; Daniele si era già procurato il numero di telefono di sette ragazze da lui conosciute e diceva che era soltanto l’inizio. Alcuni marocchini stavano agli angoli della strada per vendere svariati oggetti e Daniele notò fra essi un bellissimo orologio che doveva valere molto. Deciso ad averlo chiese il prezzo al marocchino.
“Cinquantamila amigo.”
“Per quello? Massimo cinquemila!”
“Bene amico! Allora solo per te quarantamila!”
“No! Cinquemila o niente, tanto neanche mi piace!”
“OK! Va bene diecimila via!”
“Cinquemila, prendere o lasciare!”
“E va bene, seimila dai!”
Riccardo, conoscendo il grande valore dell’orologio si intromise parlando nell’orecchio a Daniele.
“E’ un affare! Quello vale centomila come minimo, accetta dai!”
Daniele sorrise, per ridiventare serio l’attimo dopo.
“No! Cinquemila o niente!”
“Va bene va bene!”
Daniele , non avendo spiccioli diede al marocchino un foglio da cinquantamila chiedendo il resto, ma il marocchino aveva altre idee.
“Va bene così! Cinquantamila!” Disse il marocchino.
Daniele sorridendo, all’inizio sembrò accettare di buon grado quel brutto scherzo e andarsene. Poi però tornò indietro saltando sopra la roba del marocchino, schiacciandogli occhiali, orologi, radio, ecc. Poi gli tolse il portafogli estraendone il contenuto. Il marocchino stava piangendo e, vedendosi privare dei soldi provò ad attaccare Daniele.
Senza scomporsi però, quest’ultimo stese il marocchino con un calcio girato mentre continuava a contare i soldi.
Altri marocchini lo attaccarono da tutte le parti, ma lui implacabilmente, con una velocità ed un abilità incredibili li mise tutti a nanna. Alessandro e gli altri volevano dargli una mano ma non ne ebbero il tempo.
Alessandro lo prese da parte parlandogli a bassa voce. “Daniele! Io pensavo ti fossi ritirato dalla Squadra Avventura per mancanza di fiducia nei tuoi mezzi, ma ora vedo che sei addirittura più in gamba di prima! Perché allora?”
“L’ho già detto! Quella parte della mia vita è finita! Da ora in avanti agirò unicamente per il mio tornaconto!”
“Ma noi siamo tuoi amici! Ci siamo dati da fare per cercarti quando eri scomparso!”
“ E io sarò sempre pronto a ricambiarvi il favore, ma solo a voi! Non debbo nulla ne alla comunità ne tantomeno allo stato! Quel governaccio ladrone di merda!”
Non c’erano dubbi, il comportamento di Daniele era irrimediabilmente cambiato. Nei giorni seguenti in paese a poco a poco se ne resero conto tutti. Era divenuto freddo e insensibile riguardo alle cose che capitavano nel mondo, mentre prima della sua scomparsa voleva aiutare tutti anche a costo della vita. Anche con le ragazze era cambiato. Prima quando aveva una ragazza era fedele e cercava il rapporto impegnativo, mentre in quel tempo cercava solo ragazze
facili per divertirsi evitando accuratamente ogni discorso circa fidanzamenti o impegni fissi.
Era diventato negativo verso il suo prossimo e stava sempre sulla difensiva. Persino sul lavoro, era divenuto indolente, scostante e vagabondo. Cercava sempre di fare lavori semplici e ripetitivi, mentre prima voleva fare sempre i lavori più impegnativi per ampliare i suoi orizzonti e lavorava sempre più di tutti gli altri.
La gente cambia, è vero, ma mai si era verificato un cambiamento così radicale in una persona, e di conseguenza ciò dava alito a chiacchiere. Alcuni dicevano che era impazzito, altri che gli avevano fatto il lavaggio del cervello e quelli
più fantasiosi dicevano addirittura che quello non era Daniele ma un alieno che ne aveva preso le sembianze.
Una sera Daniele e Alessandro uscirono a fare una passeggiata e Alessandro gli parlò del fratello:
“Temo per mio fratello! Pensava che tu fossi andato ad allenarti al Castello Degli Spettri ed è andato a cercarti là!”
“Ma è impazzito? Nessuno è mai tornato da laggiù!”
“Si dice anche che danno poteri incredibili! Inoltre ricordi il nostro amico?”
“Certo che lo ricordo! Ma era anche diventato un pazzo e ci costrinse ad ucciderlo! Per nessuna ragione al mondo qualcuno dovrebbe andare laggiù! Una volta varcata la rete è finita!”
“ Allora tu non sei andato là come sosteneva mio fratello!”
Alessandro aspettava una risposta, ma Daniele stava zitto, si vedeva che la domanda lo aveva turbato. Dopo alcuni minuti però stava per dire qualcosa quando tre ragazzacci si avvicinarono a loro.
“Avete una sigaretta?”
“Nessuno di noi due fuma.” Disse Alessandro.
“Male queste cose! Vedete, io vi avevo gentilmente chiesto una sigaretta e non volete darmela, allora mi darete i soldi per andarle a comprare!”
“Andate a farvi fottere!!” Disse Daniele.
“Comeee?!”
“Ho detto andarvelo a stroncare nel culo voi e la troia della vostra mamma!”
I ragazzi balzarono avanti infuriati per dar loro una lezione. Il teppista più alto venne afferrato per un braccio da Alessandro e, data la enorme pressione da lui esercitata si fermò. Daniele schivò il colpo del primo assalitore, poi gli conficcò un enorme sasso in bocca spezzandogli anche i denti. poi, con un colpo deciso alla gola, lo mise K.O.
L’altro tentò di afferrarlo, ma Daniele, veloce come un fulmine lo scansò colpendolo in pieno ai genitali con un calcione. Alessandro a sua volta stese quello che aveva afferrato con un pugno in testa. Daniele guardava male i ragazzi stesi.
“Andiamo via Daniele! Ne avranno per un bel po’!”
Daniele invece iniziò a ringhiare selvaggiamente, poi saltò sopra di loro e iniziò a colpirli con una serie velocissima di calci al volto, al ventre e alle rotule.
“ Daniele! Sei impazzito? Lasciali perdere!”
“Così un'altra volta imparano a venirci a rompere le scatole questi aborti umani!”
“Dai adesso basta! Fare così non serve a niente!”
Dopo aver dato loro qualche altro calcio Daniele andò via con Alessandro, ma non parlarono più del Castello Degli Spettri.
Il giorno dopo in fabbrica, Daniele era particolarmente svogliato. Lavorava si velocemente, ma si vedeva chiaramente che non ne aveva voglia. Era una ditta di sedie e si trattava perlopiù di lavori di precisione, se uno non aveva passione al lavoro inevitabilmente sbagliava. Daniele stava lavorando al pantografo, una macchina alla quale non aveva mai
lavorato. Siccome in quella ditta erano già infuriati per il lungo tempo della sua scomparsa, e non potevano licenziarlo perché imparentato con uno dei due titolari, non si curarono di insegnargli quel lavoro ma gli dissero solamente di fare in fretta. Lui finì in trenta minuti, ma quando il capo operaio andò a controllare vide che i pezzi erano tutti sbagliati e rovinati.
“Ma a cosa pensavi?! Ma sei imbranato?! Ma dico io, come si fa a sbagliare in maniera così idiota! Maremma maiala! Cretino che non sei altro!”
Daniele lo fissò con feroce odio e Abate (il capo operaio) rimase perplesso e un po’ spaventato.
“E’ inutile che mi guardi in quel modo! Impara a lavorare piuttosto!”
Ma Daniele non smise di fissarlo, lo accompagnò con lo sguardo fino alla sega dove lavorava.
La sera dopo il lavoro, Abate si recò al suo orto per dare un occhiata ai pomodori. siccome aveva fatto molto tardi al lavoro, era molto buio perciò usò la pila tascabile. Alla labile luce della sua torcia notò qualcosa che si muoveva tra i cespugli. abate guardò meglio ma la cosa , veloce e sfuggevole, si sottraeva sempre alla piena luce e alla fine saltò su un albero, fatto che non sfuggì ad Abate. Pensando che fosse un qualche animale Abate andò sotto l’albero per vedere di cosa si trattava. Illuminò l’albero ma non riusciva a vedere niente a causa del grande numero di rami e foglie.
Improvvisamente una sagoma rossa cadde dall’albero sopra di lui e, dopo averlo messo a terra gli aprì la gola con un morso. Da come la sagoma gli stava sopra, pareva che lo mangiasse. Poi, lasciando Abate per terra agonizzante in una pozza di sangue, scomparve nella notte.
La sera dopo al bar, Daniele e i suoi amici parlavano di ciò che era accaduto ad Abate:
“Avete sentito? Quello stronzo di Spetters ha aggredito un povero operaio che lavorava con Daniele! Ora si trova ricoverato all’ospedale ma le sue condizioni sono critiche! Quello Spetters è un mostro! Una Iena!” Disse Riccardo.
“ Una Iena…. Mah? Non penso che se è stato lui lo abbia fatto per niente, avrà avuto le sue buone ragioni. E poi? tu ti trovavi là? d’accordo, tutti hanno ascoltato la dichiarazione che ha fatto Abate, ma potrebbe anche essere stato lui ad aggredire Spetters!” Disse Alessandro.
“ Ma quella zona apparteneva ad Abate!” Disse Riccardo.
“E’ vero, però potrebbe anche essere stato lui a chiamare Spetters.” Disse Alessandro.
“ Ah! Ma allora tu vai a cercare l’impossibile e l’illogico,. dici cose prive di senso!” Disse Riccardo.
“Tu ti accontenti di come appaiono le cose, cerchi la spiegazione logica! ma le cose lampanti in questi casi sono quasi sempre sbagliate. Secondo me è stato Abate a cercarsela.” Disse Alessandro.
“Ma Spetters gli ha aperto la gola! Lo ha ridotto in fin di vita!” Disse Riccardo.
“ E allora? Durante la lotta Abate si sarà fatto male! Ricordati che a volte anche per scherzo gli amici si fanno male seriamente! Era molto buio! Forse chissà? Forse erano amici e stavano scherzando!” Disse Alessandro.
“ A parte te, non credo ci sia qualcuno disposto a fare amicizia con lui!” Disse Riccardo.
“ Non è mio amico, è solo che voglio cercare di vedere le cose come sono veramente e non come le vogliono far vedere i giornalisti. Loro cercano soltanto l’avvenimento che fa notizia e chiaramente la notizia di un ipotetica minaccia attira i lettori! Ma tu Riccardo, vuoi ragionare come ti dicono loro o col tuo cervello?”
“ Col mio naturalmente1 Ma vedi il fatto è……”
“ E’ che avevo ragione io vedi? Spetters è buono!”
In quel momento irruppe Boggione chiamando Alessandro da parte.
“E’ successo qualcosa?”
“ Qualcosa di molto grave! Sono evasi cinque pericolosi psicopatici dal carcere e tengono in ostaggio una famiglia!”
“ E la polizia?”
“ La polizia non sa cosa fare! Dobbiamo intervenire subito, andiamo!”
In breve tempo ( non senza aver rischiato di brutto però ) La Squadra Avventura salvò gli ostaggi e sconfisse gli evasi. Il giorno dopo era sabato e Alessandro si riunì con due suoi amici, Daniele e Menichini. Assieme decisero di andare in passeggiata a Livorno in via Grande. Mentre passeggiavano videro un mendicante. Menichini gli corse dietro per dargli dei soldi. Dopo un po’, una vecchia e sporca mendicante protese la mano a Daniele per avere qualche
soldo.
“Auguri per la tua famiglia.” Disse la mendicante guardando Daniele con la mano tesa davanti.
Daniele guardò un po’ la vecchia. Poi, infilò la mano in tasca prendendo il portafogli e lo aprì facendo scorrere davanti agli occhi soddisfatti della lurida vecchiaccia decine e decine di banconote da centomila. La schifosa mendicante era piena di speranza.
Improvvisamente Daniele chiuse il portafogli.
“Aspetta!” Disse guardando per aria.
Poi si mise la mano in tasca, frugando come in cerca di qualcosa.
“Strano! Eppure ero sicuro che ci fosse:” Disse continuando a frugare.
Continuò a frugare sotto lo sguardo speranzoso della mendicante.
“Accidenti! Non lo trovo! Ma non ti preoccupare, chi la dura la vince!” Disse Daniele.
“Dai! Andiamo via!” Disse Alessandro.
“No! Ormai voglio far felice questa povera donna! Che mondo sarebbe se ognuno pensasse solo per se? Bisogna dividere la nostra ricchezza con quelli meno fortunati di noi!” Disse Daniele sorridendo alla schifosa vecchia.
La vecchiaccia rispose al sorriso di Daniele. Poi Daniele interruppe la sua ricerca, come se avesse trovato quello che cercava.
“ Ahh! Eccole qui! Tutta colpa di queste tasche mezze rotte! Temevo di averle perse! Ecco a voi gentile signora! Possa questo enorme sacrificio giovarvi! Possano questi soldi da me guadagnati lavorando sodo darvi gioia! D’altronde è mio dovere dividere ciò che guadagno con la gente meno fortunata di me.”
Daniele diede alla mendicante una monetina da cinquanta lire gettandogliala per terra. La donna lo guardò molto delusa.
Poi, mentre andavano avanti, Daniele incontrò un altro mendicante con la mano protesa.
“ Spiacente! Ho finito le monetine!” Disse Daniele sputandogli in mano.
Marco Menichini si incazzò per il comportamento di Daniele e lo fermò per parargli.
“ Perché ti comporti così con la povera gente?”
“Ah! Ah! Ah! Ma come fai a interessarti a loro? Quelle sono schifezze ambulanti! Scarti umani da calpestare!”
“Non dovresti parlare così! Pensa se un giorno ti trovassi nelle loro condizioni!” Disse Menichini.
“AH! Ah! Ah! Come loro? Che schifo! Piuttosto mi sparerei! Ma prima farei a pezzi quelli che mi hanno messo in quella situazione schifosa! Perché io ho i soldi! Se dovessi ritrovarmi come loro sarebbe colpa di altra gente! E la gente che tocca ciò che è mio deve morire! Tale è la volontà di Daniele!”
Poi Daniele vide un altro mendicante che suonava l’armonica con un piattino pieno di monetine davanti a lui.
Era un omaccio tutto sporco, sudato e spelacchiato. Daniele con un calcio buttò il piattino per aria assieme alle monete. Il mendicante si mise le mani sui pochi capelli che aveva e guardò male Daniele.
“ Senza rancore mondezza! Mi dava fastidio quello schifo che suonavi! L’armonica la prendo io! Vai a raccogliere i tuoi spiccioli parassita!”
Daniele gli strappò l’armonica di mano gettandogliela in mezzo alla strada. In quel momento passava un camion che la schiacciò bene bene. Il mendicante disperato, tentava di raccogliere tutte le monete, ma qualcuna venne raccolta da altri.
“Non posso crederci Daniele! Non ti riconosco più! Sei diventato un altro!” Disse Menichini aiutando il mendicante.
Dopo la passeggiata Menichini chiamò da parte Alessandro dicendogli che era preoccupato per il comportamento di Daniele.
“Vedi Menichini, deve avere dei grossi problemi che non riesce a risolvere. Si comporta così per sfogarsi! se solo avesse il coraggio di confidarsi con noi….”
“Lui sa che saremmo sempre pronti ad aiutarlo! Perché non si confida con noi?” Disse Menichini.
“ Forse pensa che non ci sia soluzione! Ma che diavolo gli sarà successo?”

Domenica pomeriggio:
Daniele, Alessandro, Graziano, Riccardo e Menichini decisero di andare in discoteca. Durante il tragitto Spetters il rosso era il loro argomento principale.
“ Sai Daniele? Nella discoteca dove andiamo è apparso Spetters il rosso e mi ha anche salvato la vita!” Disse Alessandro.
“Non essere così esultante! E’ un criminale e un assassino a sangue freddo che uccide per divertirsi! E’ stato un caso che ti abbia salvato la vita!” Disse Riccardo.
“Un criminale… Mah? Se lo dici tu! Io dico che Spetters è uno che ha deciso di ribellarsi a tutte le ingiustizie che ci sono ed era ora che qualcuno lo facesse fra parentesi!” Disse Alessandro.
“Spetters è un criminale, uno stronzo e un sadico!” Disse Riccardo.
“Effettivamente sì! Se è uno che uccide!” Disse Menichini.
“Si certo! Ma ha anche aiutato molta gente! Forse non poteva evitarlo! Forse se avesse agito diversamente sarebbe stato peggio! Dopotutto mi ha salvato la vita in varie occasioni e si è sempre e solo difeso!” Disse Alessandro.
“Effettivamente potrebbe avere avuto le sue buone ragioni per quelle stragi ed io non voglio porre giudizi su ciò che non capisco!” Disse Menichini.
“Hai visto Riccardo? Spetters è buono!” Disse Alessandro.
Arrivarono in discoteca. Daniele si diede da fare come non aveva mai fatto prima conoscendo subito una fotomodella che fungeva da ragazza immagine. Si fece dare indirizzo e numero di telefono prima che ella andasse a ballare sul palco.
“Accidenti Daniele! Che colpo! Hai deciso di darci dentro!” Disse Alessandro.
“Ah! Ah! Ah! E non hai ancora visto nulla! Voglio godermi la vita!”
Poi conobbero altre ragazze. Daniele ne prese una per mano portandola su un divano. Poi cominciò a baciarla prima sulla guancia e poi sulla bocca e le sue mani toccavano le gambe della ragazza sempre più su. La ragazza si chiamava Angela, era bionda con gli occhi celesti, molto alta e con la pelle molto liscia. Aveva dei lineamenti bellissimi, e le sue gambe facevano girare molti ragazzi.
Alessandro e gli altri erano invece ancora a parlare con le altre ragazze del gruppo ma la cosa si stava mettendo bene per loro.
Improvvisamente in discoteca irruppero dei ragazzi scalmanati vestiti in modo strano. In mano avevano catene, bastoni e coltelli. La gente quando li vedeva si scansava o veniva spinta e nessuno aveva il coraggio di reagire. Erano circa una quarantina e si scaccolavano, sputavano per terra, rompevano bicchieri e sbraitavano. Il loro capo era un tipo brutto e guercio. Guardava in giro come se cercasse qualcuno e quando vide Angela tra le braccia di Daniele si infuriò e andò da lei.
La strappò dalle braccia di Daniele e la spinse con forza contro il muro.
“Razza di troia! Pensavi che non sarei venuto vero? Come ti permetti da passare la serata con lui? Sei solo mia!”
Daniele, incazzandosi si alzò chiedendo spiegazioni alla ragazza.
“Chi cazzo è questo stronzo figliodiputtana testadicazzo con un occhio solo?” Disse Daniele.
“Non è il mio ragazzo, ma è meglio fare come dice lui! E’ a capo della banda più pericolosa del posto. Si è invaghito di me! Io non vorrei ma lui mi costringe. Lascia perdere non voglio coinvolgerti tanto non puoi farci niente!”
“Quel guercio di merda è meglio che stia lontano da te se non vuole perdere anche l’altro occhio!”
“Pezzo di merda! Ti farò pentire di essere nato!” Disse il guercio.
“ Ti cavo l’occhio sano poi te lo infilo nel culo! E togli queste mani di merda dalla mia faccia!” Disse Daniele.
Daniele gli afferrò il dito indice spezzandoglielo. Il guercio urlò di dolore poi chiamò la sua banda. I teppisti si fecero strada a catenate e bastonate e andarono verso Daniele. Alessandro e gli altro però accorsero in suo aiuto.
Uno tentò di colpire Alessandro con un bastone, ma lui lo precedette e con un pugno lo stordì. Menichini invece con uno sgambetto ne mise fuori gioco due. Daniele fronteggiò con coraggio uno armato di coltello, neutralizzandolo in breve tempo ma nel frattempo il guercio aveva afferrato Angela per i capelli e stava per portarla via. Il fatto fece infuriare Daniele di brutto e colpì il guercio con un forte calcio facendolo volare per terra. Però si trovò circondato dagli amici del guercio agguerriti più che mai. Senza perdere la testa, Daniele si difese colpendo uno di loro ai genitali con un tremendo calcio, poi spezzò il braccio a quell’altro che tentava di colpirlo col bastone. Ma non si avvide di quello dietro con la catena cosicchè venne colpito e scagliato nella folla.
Il guercio si alzò con la faccia sanguinante urlando.” Trovateloooooo! Voglio sistemarlo personalmente!”
Alessandro, Menichini e Riccardo balzarono avanti sistemando buona parte dei teppisti, ma alla fine furono schiacciati dal sovrannumero dei terribili seguaci del guercio.
Alessandro e gli altri erano tutti ammaccati e bloccato per terra dai teppisti. Il guercio si alzò voltandosi verso Angela la quale tremava tutta perché sapeva che gliela avrebbe fatta pagare cara infatti il guercio si divertiva a sfregiare le ragazze
che gli resistevano troppo.
“Bene Angela! Mi hai tradito! Io vorrei lasciar perdere ma poi le altre potrebbero fare altrettanto, quindi ti taglierò un orecchio e lo farò vedere a tutti onde serva da monito.”
Alessandro guardava impotente il coltello che si avvicinava ad Angela e sperava che arrivasse Spetters a salvarla.
Improvvisamente il rumore di una motocicletta fece girare tutti. Una moto sembrò attraversare il muro e si avvicinò velocemente al guercio oltrepassandolo. Lui stava per tagliare l’orecchio di Angela in quel momento. Sentì, mentre la moto lo oltrepassava, un colpettino sul braccio. Lui non prestando attenzione a ciò tentò di continuare la sua azione solo per scoprire con orrore che la sua mano che reggeva il coltello si trovava per terra in un lago di sangue. Un forte dolore gli tenne compagnia subito dopo e per poco non svenne.
“E- è stato quel pezzo di merda del motociclista! Ahhhhhhh! Uccidetelo presto!”
Però il corpo di uno dei suoi che penzolava impiccato dal soffitto fu per lui motivo di ulteriore preoccupazione.
Poi quello con la moto tornò: era Spetters il rosso con la testa di un altro dei suoi uomini in mano.
Fasciandosi il braccio gridò ai suoi uomini e questi gli furono tutti addosso. Un colpo di pennato divise subito la testa di uno di loro mentre un altro si trovò una forchetta conficcata profondamente in un occhio. Il sangue sbrillava dalla ferita come una fontana. Uno tentò di colpire Spetters con una bottiglia ma si trovò senza entrambi gli occhi. Spetters gli tolse la bottiglie e, dopo averla spaccata in testa a un altro di loro cominciò a roteare in mezzo a loro con il coccio di bottiglia in mano tagliando loro la faccia. Poi vide il guercio in piedi e, ringhiando selvaggiamente gli sbrindellò mezza faccia con il coccio di bottiglia, poi, girando velocemente aprì con essa il ventre di uno che tentava di colpirlo.
Mentre il teppista cadeva per terra rannicchiandosi dalla ferita gli fuoriuscivano gli intestini. Il guercio si reggeva con la mano la parte sanguinante della faccia e guardava Spetters preoccupato.
“Abbi pietà! Risparmiami!”
“Maledetti figli di troia! Non ci sarà pietà per nessuno ma vi farò affogare tutti nel vostro sangue!” Disse Spetters.
Uno tentò di colpire Spetters con un bastone ma lui, dopo aver schivato il colpo gli fracassò col ginocchio la colonna vertebrale e lo piegò all’indietro come una sottiletta , mentre un altro si trocò il coccio della bottiglia piantato nella gola. Un altro teppista si fece avanti facendo roteare la catena, ma Spetters tirò fuori la pistola e, dopo avergli fatto saltare entrambi i ginocchi gli sparò alla giugulare. Il teppista cadde a terra sbrillando sangue a intermittenza.
Vedendo che gli uomini del guercio erano ancora tanti si infuriò ancora di più. Raggiunse una sedia, la ruppe procurandosi dei legni appuntiti. Si avvicinò ai teppisti con aria cupa e ognuno di loro aveva troppa paura per attaccare.
Spetters si girò come per infilzare quello più vicino, poi invece scattò infilzando quello più lontano il quale, non aspettandosi il colpo lo prese proprio in pieno. Morì con la mano avanti e con un espressione sbalordita e sofferente.
Poi Spetters dette un colpo indietro infilzandone un altro poi, ringhiando iniziò a roteare infilzandoli a tutto spiano.
Alessandro e gli altri intanto si erano liberati e anche loro colpivano i teppisti aiutando Spetters. Alla fine rimase solo il guercio. Spetters si avvicinò a lui con i legni appuntiti grondanti sangue.
“Nooooooooo!” Disse il guercio.
Spetters alzò i legni e spietatamente glieli conficcò nei testicoli. Poi, lasciandolo gemere per terra risalì sulla moto andandosene come era arrivato.
Alessandro e gli altri si osservarono tra loro tirando un sospiro di sollievo.
“Meno male! Questa volta abbiamo rischiato grosso!” Disse Alessandro
“Ma Daniele? Sarà ferito gravemente?” Disse Riccardo.
In quel momento dalla folla sbucò Daniele con un bernoccolo causato dalla catenata in testa.
“Mi sono perso qualcosa?” Disse Daniele.
E tutti risero.
FINE