_jovenal
i.
O paraiso, O inferno.
Un sogno che ho fatto una notte, questa: può cambiare la mia vita?
Sera.
Esco perché non c'è più acqua, non l'abbiamo comprata. Mio figlio può avere sete durante la
notte, gli capita spesso di svegliarmi per bere. Vado in auto dove abitavo prima, dove di giorno
c'è rumore, nel quartiere dove ho scritto dell'insetto. Mi fermo da uno che prepara pizza, dove
non ho mai mangiato, dà di sporco. Anche la bottiglia dove ho bevuto stamattina, non mi sarei
mai appoggiato così vicino al naso, sulla bocca, tutta l'acqua mi sembra appiccicata di
quell'odore. Mi fermo da lui. Dopo un minuto sono di nuovo in macchina. Faccio una strada a
rallentatore, vuota, senza rumore, non mi ricordo nessun rumore, solo uno sguardo diabolico
di un ventenne che è sceso dalla sua, non ho tempo per ricambiare e ucciderlo.
Poco prima di lui, quaranta metri, una porta di chiesa mi ha fotografato gli occhi. Aperta, a
quest'ora. L'osso umido della memoria, dietro la testa. Due porte, una a destra una a sinistra.
Ho sentito il silenzio lì dietro dalla luce dei vetri. Aperta, a quest'ora.
Sera.
Non ho un grammo di forza per rimanere sveglio. Troppa giornata. Mi addormento storto, mio
figlio è a pochi passi. Che dorma sereno.
Notte.
Oddio. L'inferno, terrificante. Che maledizione è venuto a punirmi… Cosa ho fatto, che macina
di sbriciolate parole, se solo mi chiedesse un verbo, se solo uno sguardo, potrei opporre… Il
vuoto, mi confonderei mi confondo senza fine. Un sogno tremendo, insopportabile.
Ero fuori dall'alto di una casa mista, tra tutte quelle che ho mai vissuto. Poi mi hanno detto di
entrare, di corsa, entro e non sono solo, ma gli altri sono solo spettatori, inermi, imbarcati e io
inizio la lotta. Il copro di mio fratello, ne trovo piccoli pezzi, sparsi senza forma nella stanza.
La mia fretta: Non è morto.
Mi basta numerarli.
Scrivo il numero uno, il due, il tre.
Ora arrivano e li rimettono insieme, devo solo numerarli, disporli, accomodarli.
Andrea si accomoderà, andrea, andrea.
Il quattro, non ne vedo altri… guardo verso la finestra, il cinque…
Ancòra,
Mi dicono La scimmia ne ha presi, è fuggita fuori.
L'inferno, mi precipito in balcone, è passata di qui, il Sei.
Torno dentro, Andrea, un pezzo più grande, un ginocchio… oddio, un pezzo di andrea toppo
grande…
No. no. no… no… capisco un pezzo della bocca. Si vede ancora il filo dell'apparecchio di andrea,
mio fratello piccolo.
Non ce la faccio.
Giorno.
Un sogno che ho fatto una notte, questa: può cambiare la mia vita?