_jovenal
1.
Il
piccolo filippo una notte stava tramando il suo cavo
d'acciao, veloce, se la polizia lo vede domani non
potrà volare. Ne srotola 55 metri lì appoggiato,
vicino al muro della prima torre, veloce sulle ginocchia
lungo il cavo intrecciato.
Sulle ginocchia è leggero il piccolo filippo:
le ossa le ha dritte. Ha saputo sempre di averne bucato
la consistenza, così, solo facendo così. È sicuro.
Verso l'altra torre, corre: philippe non vede e va
a sbattere contro il mago Caronte. Passava di lì il
mago Caronte, ma non se la prende. Gli viene prontamente
un sorriso Cosa fai? Scusa… sei il mago Caronte
vero? scusa non ti ho visto, devo correre sull'altra
guglia. a domani…
Domani
il piccolo filippo è già lissù,
a camminare in punta sul cavo.
Ora arriva lì sotto il mago caronte e non è solo.
ha portato un altro che guarda sempre in basso. caronte
guarda in alto, l'altro sempre in basso.
Non
so perché: philippe mi ha detto che quando
lo ha visto gli è venuto da pisciare, mai successo
che un tale stimolo gli venisse sul cavo, nemmeno col
cavo in mano ad intrecciarlo o stenderlo, mai. Filippo
crede Mi trattengo con la leggereza in punta di pertica:
no, deve pisciare.
Ma non vuole, sotto c'è il mago caronte e l'altro:
così trattiene con la pesantezza.
Una
civetta smorfiosa si ferma al cavo: Perché ti
sforzi, io non lo faccio mai di preoccuparmi a chi
la farò in testa. Ho un altro metodo, dice philippe,
Andrò più veloce sul cavo fino a dove
la testa di Caronte non è sotto.
Prova: è veloce anche lui caronte, lo segue
sempre guardandolo e l'altro sempre a guardare la terra.
Il
piccolo filippo cammina sul cavo a duecento metri
da terra e in mano ha un bastone. Caronte lo
guarda ed ha uno specchio, e tutti porta in giro
regalandogliene la propria immagine, poi un altro
specchio per un'immagine triplicata, anche quattro
se vuole.
Philippe
mette il bastone dritto verticale appoggiato sul
cavo, il bastone punta il cielo, il piccolo filippo
cammina sul bastone in sù, si sbottona e piscia
parallelo alla terra.
2.
Il
giorno prima di quella notte che vi ho
detto, sempre nei pressi delle guglie di Nostra
Signora di Paris, il mago degli specchi si portava
in giro un po' di disgraziati. E prima dello scontro
col funambolo - di cui sapete già il pisciare - incontrò l'uomo
Jovenal. Lo irritò non poco il fatto che non
guardasse negli specchi anche lui. Così, lo
avvicinò direttamente: Dimmi cosa vuoi.
J.: Cosa vuoi?
M.: Si, dimmi cosa desideri.
J.: Cosa desidero?
M.: Si, dimmi i tuoi desideri.
L'uomo
Jovenal si allontanò, il mago non insistette,
sapeva di aver fatto centro.
Per tutta la sera, e la notte, e la mattina
dopo, jovenal non poteva non pensarci: iniziò davvero a catalogare
frasi, pensieri, infine quei desideri richiesti. Immaginò cosa
sarebbe potuto essere, come rintracciarlo di nuovo
il mago e quando, quanto sarebbe costato e con che
limite. Infine, a mezza mattina assolata, lo rincontrò.
M.: Dimmi: cosa desideri?
J.: Prima, quanto posso desiderare?
M.: Quanto vuoi. I numeri non si possono
amare.
J.: Ho desideri su me che possono valere
per altri.
M.: Quello che vuoi.
J.: Desidero superare i limiti imposti alla forma
umana: vedere su due piani diversi, non su uno solo.
perdere le mani, strumento di proprietà. sviluppare
ali, ma senza per questo perdere peso dalla coscienza.
spogliarmi senza la vergogna del sesso, sapere il godimento
e la privazione, la libertà e l'oppressione,
discernere per natura e peregrinare per necessità.
Desidero infine emanciparmi dal vincolo della parola.
Il mago Caronte lo fissa in chiodo, per
un attimo. gli dice brusco Ho due regali
per te: [pausa: odoc_ odoc_ odoc.]. Scegli
solo se vuoi mantenere la posizione eretta
o vuoi rinunciarvi.
J: La mia schiena è un arco imperfetto che corrisponde
al presente, è la tendenza a dio: la tengo.
Un
attimo dopo il mago va via, c'è il volo
del Petite Philippe alle guglie di Notre Dame.
Al posto dell'uomo Jovenal, una gallina.
3.
_dè||
La
gallina Jovenal. Sin dal
primo istante da gallina il doppio piano che aveva
chiesto si rivela un falso unico pensiero ritmato,
costante, una specie di och_och_och_och fisso a scatti,
pulsari. Niente di diverso, tutto sparito, il mago
Caronte è via, la torre più in
là: niente di interessante. La gallina jovenal è una
forma passacaglia e nient'altro - :tranne.
Tranne
per una macchia, una polvere
della deformata uomo jovenal, rimasta nella zona
dell'ergo, nella sfera irriducibile che il mago Caronte
non aveva potuto riformulare - :perché fuori dai riflessi dei suoi specchi.
La polvere - per sempre positiva - rimanda una frazione
di pensiero alla nuova gallina: dissuona dall'och-och,
dissona, desuona un tratto mosso, per forza mosso,
irriposabile lì nella
zona dura, un principio di traffico
corrente prossimi. Si chiama
Figlio
:la macchia dice la gallina
jovenal Che figlio avrò/che
figlio avr ò /che figlio av r ò /che
figlio a v r ò /che figlio a v r ò /che
figlio///che figlio/|/che figlio.
Di nuovo preditiva, di nuovo
infelice jovenal, di nuovo
in punta di pertica.
Il mago se ne accorge e torna.
4.
•|och_dé
Maledetto.
maledetta, gallina male, malagallina macchia. Malanova,
una gallina che mi ha trovato il limite della magia
di tutta la stirpe di stregoni e malocchiosi, maledeeetta…maledeeettaaa.
J: och. dé, mio figlio dé, mio figlio
[risuona] è, d' io Figlio_och, io d'aoch_ /che
avrò, cioh.
C: Taci! maledetta, taci, che tutto il deme si inerpica
a ritorno dal mio ventre, mio padre ripartorisco, taci,
taci…
Devo ritrovare la forza. E l'altro che guarda in basso
mostra un dito sinistro. Congiungilo all'indice e il
pollice sulla fronte e segnati al contrario, lo specchio
farà il resto.
La gallina jovenal coi due occhi contrapposti. Lo
vede il mago che si congiunge le tre dita e tocca prima
la fronte, il petto, la spalla poi la spalla poi si
bacia in punta dell'unghia. Caronte.
Un Och più forte gallina e unicamente un och,
per espellere il peso di un uovo bianco opaco, rovente,
palladio. Che figlio è, dell'avo uomo jovenal,
poi madre gallina, poi battuto a croce dal segno riflesso
di caronte, guercio dell'altro adocchioinbasso e con
la voce sottile. Un figlio sotto le peggiori stelle?
fisse? ma di una macchia polvere inquieta? un figlio
dunque in divenire perenne lungo un cerchio fisso,
un figlio in rivoluzione? un figlio rivelato? Che figlio
avrò, si tormenta jovenal, in pena? in verso?
in fine, che figlio È!
Sull'_È, jovenal becca con un becco ormai rimorbido
l'uovo di suo figlio, ma sono due labbra quel becco
adesso, è una donna jovenal adesso. Caronte
e l'altro sono un'ombra adesso, incastrati dietro la
testa del passato. Sbocca, sboccia l'uovo figlio nuovo
della donna.
_È.