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DORMENDO
Mia

Quando si sarebbe svegliata?
La stanza in penombra, le serrande abbassate per rendere l'ambiente fresco in contrasto con quel caldo terribile di fine luglio, un luglio qualsiasi di un anno qualsiasi.
Fuori il sole non da tregua, implacabile, illumina e scalda anche gli angoli più nascosti.
Ma non nella sua stanza, la sua stanza è fresca, in penombra e il suo sonno è al sicuro.
Al sicuro dalla luce, al sicuro dall'afa, al sicuro dal rumore che fa la gente che non si arrende alle alte temperature e continua a muoversi, veloce e distratta, con le facce paonazze, il sudore che cola lungo la schiena, i piedi gonfi dentro le scarpe da ginnastica.
Il suo sonno è al sicuro da tutto questo, nella stanza fresca, in penombra.
Si sente solo il suo respiro, leggero, lento e regolare.
Non c'è nessuno a sentirlo, ma il suo respiro è lì, leggero, lento e regolare.
Perché il suo sonno è senza sogni.
Il suo sonno è al sicuro anche dai sogni, perché non ne ha bisogno.
Quello di cui ha bisogno è di dormire un lungo sonno, un lungo sonno senza sogni.
E non c'è nessuno a guardarla stesa tra le lenzuola, ma lei è comunque lì, meravigliosamente addormentata, stesa tra le lenzuola blu, e il suo respiro è profondo, lento, leggero e regolare.
Lei è lì, distesa sulla schiena, il corpo leggermente orientato verso destra, i capelli sul cuscino, il braccio sinistro abbandonato sulla pancia che si muove così lentamente da sembrare immobile, il braccio destro, piegato verso l'alto, le circonda il viso, le gambe sono coperte a metà dal lenzuolo.
Non c'è nessuno a guardarla, ma lei è comunque lì, addormentata, meravigliosamente abbandonata tra le lenzuola blu.
Forse suonerà il telefono più tardi.
Verso il quarto squillo stringeràgli occhi, cambierà posizione forse, forse si sdraierà sulla pancia e tirerà le gambe fuori dal lenzuolo, ma non si alzerà, non si sveglierà neanche, stringerà solo gli occhi, forse cambierà posizione, ma non si alzerà a rispondere, non si sveglierà neanche e il telefono smetterà di squillare.
Il suo sonno è al sicuro anche da quel telefono che ultimamente le porta solo dolore e confusione.
Prima di mettersi a letto, dopo aver indossato la sua sottoveste preferita, aveva anche pensato di staccarlo ma c'è una parte di lei che ancora pensa che quel telefono possa portarle qualcosa di buono.
e allora suonerà, forse, ma lei non si alzerà a rispondere, non si sveglierà neanche.
Il suo sonno è al sicuro anche da quel dannato telefono.
E lei dorme, al sicuro, e tutta la casa sembra in attesa del suo risveglio.
Tutto immobile, sospeso, in attesa di lei.
Le sigarette sulla scrivania aspettano di essere fumate.
Lo stereo aspetta di essere acceso.
La birra gelata nel frigo aspetta di essere bevuta, i muri e le foto appese aspettano di essere guardati.
Tutto è in attesa, in rispettoso silenzio e assoluta immobilità, in attesa del fruscio della sua sottoveste preferita, del rumore sordo dei suoi piedi nudi sul pavimento.
Il libro sul comodino aspetta di essere letto.
Aspetta, magari, di essere finito.
L'acqua della doccia aspetta di essere aperta e di scivolare sulla sua pelle tiepida, lo specchio aspetta di riflettere la sua immagina.
Tutto è in attesa, in rispettoso silenzio e assoluta immobilità, in attesa di lei, in attesa del suo risveglio.
Ma c'è ancora tempo.
Per adesso tutto è lontano, tutto è chiuso fuori, come è giusto che sia.
Dormire, fermare i pensieri, lasciare che tutto vada avanti senza di noi.
Si sveglierà tardissimo, la notte si sarà già sostituita al giorno.
Aprirà piano piano gli occhi, si sdraierà sul fianco destro tirando le ginocchia vicino al petto e schiaccerà la faccia sul cuscino.
Forse sbadiglierà un paio di volte prima di alsarsi.
Cercherà le sue mollette fra le lenzuola e con quelle strette nella mano andrà verso la finestra, la aprirà, tirerà su la serranda e di fronte alla notte si sistemerà i capelli e avrà sul viso un sorriso leggero, di quelli che si fanno più con gli occhi che con la bocca.
Forse sbadiglierà ancora prima di andare ad accendere lo stereo.
Uscirà dalla sua stanza e si udrà il fruscio della sua sottoveste preferita e il rumore sordo dei suoi piedi nudi sul pavimento.
Entrerà in cucina, prenderà una birra dal frigo, si metterà a sedere al tavolo di cucina e si fumerà una sigaretta.
Se ne starà lì un bel po', pensando che niente è come dormire, che forse la cosa ancora più bella è svegliarsi senza avere niente di urgente da fare.
Niente di urgente, niente di importante.
Se ne starà lì con la sua birra e la sua sigaretta.
Forse finirà il suo libro, forse chiamerà qualche amico e uscirà a farsi un giro, o forse tornerà a dormire e la casa tornerà ad attendere il suo risveglio.