SUBLIME
Mia
Cerco
l’attimo, l’essenza di questo mio vagare.
Perché so che durerà un attimo il “sublime”.
E poi per sempre.
E’ così che chiamo il tutto che si spalancherà
davanti ai miei occhi e dentro il mio stomaco, chiaro,
evidente, privo di ogni più piccolo e fastidioso
dubbio.
Il culmine della conoscenza, bramosia che mi spinge,
ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, che contrae i miei
muscoli verso un momento, o forse un luogo, un’idea,
una frase.
Quella frase.
Ho avuto il coraggio.
Leggere, guardare, annusare, scrivere, osservare, studiare,
incamerare informazioni.
Non mi bastava più.
Non era quello che dovevo fare.
Quello che dovevo fare era spalancare la testa, aprire
le porte, e far entrare quello che mi circonda.
Aprire la testa in un due, spaccarla come un cocomero,
per poi richiuderla e avere dentro tutto, quel tutto
che ha un senso, che deve averne uno.
La biblioteca di Babele nel mio cervello, archivio di
conoscenze scollegate, ed io viaggiatore alla ricerca
di un collegamento.
Ed ho visto pagine, e frasi, e parole, pensieri espressi
ed embrioni di pensieri, ho visto idee, intuizioni abbandonate,
ho visto anche quello che non c’era, sono andato
oltre le paure che censurano la speculazione del mondo
interiore.
Ho superato il limite che nessuno ha mai avuto il coraggio
di superare.
Ho ripercorso la storia interiore del genere umano ed
ho iniziato e mettere ordine, pensiero dopo pensiero,
evoluzione dopo evoluzione, senza paura di perdermi,
senza paura di scoprire la fine e il significato di
questa lunga storia senza fine e senza significato.
Mito dopo mito, leggenda dopo leggenda, racconto dopo
racconto, pensiero dopo pensiero, filosofia dopo filosofia,
frase dopo frase, parola dopo parola, disegno dopo disegno.
Ho rintracciato il filo.
Quel filo, quella linea, quel tenersi per mano.
Ho rintracciato quell’idea che tutti hanno rincorso,
solo che io non mi sono persa, non ancora.
Simbolo dopo simbolo, li ho mangiati tutti, uno dopo
l’altro, li ho masticati, ne ho sentito il sapore,
ne ho digerito l’essenza, ne ho vomitato il significato
fino ad avere un solo, grande unico simbolo.
Il senso della vita non esiste, bugia esistenziale per
maniaci del buon senso.
Esiste il senso dei pensieri, il senso unico di tutti
i pensieri, quell’idea, quella frase, che sta
sulla punta del cervello come a volte le parole stanno
sulla punta della lingua.
Frase che è luogo verso il quale tendono tutti
i pensieri e tutte le azioni, e tutte le opere e tutte
le creazioni del genere umano.
Aspirazione incosciente, motore.
Chiodo fisso, paranoia, ossessione.
Esistono i coraggiosi e gli uomini pieni di fantasia,
esistono gli artisti, artisti nell’accezione più
ampia e meno accademica che riesco ad immaginare, che
hanno seguito quest’ossessione, che hanno passato
e passano tutta la vita a tentare di.
Non è il bene e non è il male, che è
forse solo quel qualcosa che si allontana da quel luogo,
il fine del genere umano.
E’ riuscire ad esprimere quell’idea, quella
frase.
Ed è quella frase il mio sublime, il premio,
o la dannazione, di questo mio vagare.
Ed io cammino lungo questa strada, e incontro cose che
mi portano altrove, li dove si deve andare.
Cammino lungo questa strada ed incontro frasi che vogliono
dire la stessa cosa senza riuscire a dirla.
Cammino lungo questa strada aspettando il sublime, ormai
manca poco.
Manca poco, e finalmente passerà, questo costante
malessere, e questo mal di testa che mi uccide.