libere parole & legatoria cartotecnica su misura

DEATZY
Noise


S'incamminò a lenti passi verso la casa di quello che lui chiamava suo amico, erano settimane che non lo vedeva: doveva chiedergli un favore.
Il tramonto era ormai prossimo, lo si sentiva nell' aria, che dopo l'afa che aveva imperversato per tutta la giornata, cominciava a rinfrescarsi.
Vi era silenzio per le strade, la gente stava cenando, gli unici suoni che si potevano percepire erano quelli generati dalle stoviglie e dal cinguettio degli uccelli.
Ad ogni passo che faceva le sue gambe gli davano l' impressione di divenire più pesanti e più forte gli sembrava il tonfo provocato dal contatto dei suoi piedi con il suolo.
Accaldato e stanco si fermò un momento per riprendere fiato, per un istante alzò gli occhi al cielo: "Che strano colore...!", poi indifferente riprese il suo cammino. Dopo qualche minuto scorse all'orizzonte il luogo dove era diretto, accenò un sorriso come per conglaturarsi con se stesso per non essere stramazzato al suolo in mezzo alla strada. Era finalmente giunto alla porta, bussò una prima volta delicatamente, quasi come se avesse avuto paura di provocarle dolore, poi cominciò a picchiare con insistenza, i colpi si susseguivano sempre più violenti, sembrava volesse sfondarla, dopo l' ultimo colpo ben assestato la porta cedette, si aprì cigolando.Precipitosamente entrò:"Deathzy, Deathzy,...Deathzy!" non c'era nessuno in casa...
Cominciò a guardarsi intorno: "Non c'é nulla di normale in questa casa!" esclamò inorridito come se fosse stata la prima volta che vi entrava. Con ribrezzo e senza nessun pudore cominciò affannosamente a frugare in ogni angolo per trovare ciò che cercava,"Tanto non mi dirà nulla." pensò probabilmente a causa di un recondito senso di colpa.
"Che schifo,...deve essere pazzo,...eretico,...becchino,...!"i suoi commenti non risparmiavano nulla, era così convinto che il suo fosse il miglior modo di vivere, il miglior modo di pensare, da non poter concepire quegli oggetti e quelle idee così privi di morale, soprattutto poiché lui ne aveva così tanta...
Arrivò alla soglia della camera da letto, Deathzy non gli aveva mai permesso di entrare, senza neanche pensare a questo la varcò.
Rimase sbalordito nel vedere quello strano antro: una piccola stanza che dava l'impressione di essere perfettamente cubica, le pareti erano nere, il pavimento anch'esso, il soffitto era invece interamente ricoperto da schizzi di colore nero e rosso, se fosse stato un po' più colto si sarebbe accorto che era la riproduzione di un quadro di Pollock. Oltre a questo vi era solo un piccolo letto disffatto, un grande cero rosso, null'altro, non vi era nemmeno il lampadario, "Avrebbe bisogno di uno psichiatra!".
Stufo di cercare inutilmente decise di andarlo a scovare nel boschetto vicino al cimitero dove era solito recarsi per dipingere "Quei suoi quadri assurdi, non li comprerà mai nessuno!"
Uscì lasciando tutto in disordine e dimenticando la porta aperta.
I colori insoliti del tramonto si mischiavano a quell' aria densa tipica di quando è imminente un temporale, ma doveva trovarlo per forza, non poteva rimandare, era urgente.
Percorse velocemente il vialetto, sembrava volesse fuggire da quella casa.
Entrò nel bosco, un brivido lo percorse, ad ogni rumore faceva un balzo, guardandosi nervosamente intorno continuava a camminare, un tuono scosse la terra, cominciò a piovere, corse velocemente verso l'albero più fitto, vi si sdraiò sotto chiudendo gli occhi, per paura di vedere qualche cosa di mostruoso. Dopo qualche istante timoroso li socchiuse, poi li sbarrò tremante: un corpo penzolava sopra la sua testa, in quell'istante smise di piovere, con uno scatto si levò in piedi: "De-De-Deathzy!". Era lui, li appeso, una lunga corda lo teneva per il collo, il suo volto era spaventoso, solcato da un sorriso tetro, indietreggiò terrorizzato da quella visione, ad un certo punto si scontrò con qualche cosa, si voltò, era un cavalletto sul quale era posto un quadro, quando vide cosa rappresentava, raggelò, vi erano delle parti dissolte dall'acqua, ma era così chiaro, era la stessa scena che aveva davanti agli occhi, Deathzy appeso a quell'albero, con la stessa espressione.
Nessun messaggio, solo quella tela così macabra............
Rimase per qualche istante a fissare quello strano spettacolo, poi si diresse verso di lui, cominciò a frugargli addosso..."Oh!, finalmente!", aveva trovato ciò che cercava, senza nemmeno guardarlo si voltò e si avviò verso casa, dopo qualche metro si girò, lo fissò per qualche istante, poi disse "Lo dicevo io che eri pazzo!", poi fischiettando se ne andò.