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I Suoni del mare
UZ

Una distesa piana d’onde schiacciate, meste alla riva. Un cane solitario a passeggio. Si ferma, si guarda attorno ed alza la gamba con aria circospetta ma non troppo. Vento di maestrale nel frusciare di piante e foglie. Nuvole basse appollaiate sul cielo fino all’orizzonte, gravidanza di monsoni. Schegge di luce bianca, aria tersa: promessa d’acqua. Nessuna cupezza abbozzata negli occhi. Spiaggia ocra, umida.

Un solo fragoroso suono, l’oceano.

Le onde, la schiuma, il riflusso dell’acqua giocano un ritmo agitato tra i flutti, rumoreggianti. Il perenne e repentino abbattersi dell’acqua sulla battigia si frantuma, degrada, si scioglie in mutamenti improvvisi, umori alterni, variazioni inaspettate in punti diversi della superficie liquida.

Oceano che là, dove appare come un sommesso sollevarsi dello sterno, altrove si frange e crepita.

È uno scivolare vaporoso e frusciante quello della schiuma; corre e rincorre a pelo d’acqua cercando la riva e solo nella certezza dell’arrivo declina. Un frusciare di carta velina: volgere e svolgere con mani gentili doni preziosi che si accompagna, a volte, con uno schiocco di frusta. Il suono secco deciso, impeto di una particolare esultanza d’onda lanciata repentinamente all’approdo, verso riva.

È uno scoppio di tuono, il muro d’acqua compressa che si rompe altrove per poi distendersi verso la spiaggia, accomodante come quando si srotola un lungo tappeto persiano dimenticato per mesi in un angolo impolverato della casa.

S’insinua nell’arco d’acqua e schiuma il risucchio di ritorno, gorgogliare d’acqua e sale. Scivola in piccoli rii tra i cocci di sabbia sensibilmente smossi. Un brusio di folla, il bisbigliare quotidiano delle comari di paese. È un incontro di voci, sorrisi, abbandoni e nuovi ritrovi che lasciano il posto, all’eco dell’onda precedente che si diffonde – soprattutto la notte – tutt’attorno. Una moltiplicazione circolare del suono a percuotere lo spazio.

C’è poi, quando meno lo aspetti, già convinto d’aver capito, un silenzio. Attimo a bocca aperta con la parola già pronta sulla punta della lingua. Una tregua che, si crea a cavallo delle onde, quasi che si dessero il cambio, decidendo chi passa per prima, a chi tocca infrangersi.

Di traverso sopraggiunge il deflagrare di piccole onde in concatenazione che precipitano oblique tra la riva e l’orizzonte.

Si sovrappone un’onda gioiosa che assomiglia al gioco di bimbi intenti a spruzzarsi acqua. Un suono che arriva a sorpresa e che ricade con  pesante grazia sull’acqua da cui s’era sollevata.

I suoni del mare sono molti, forse troppo per poterli raccontare tutti, nascono altrove e giungono a riva in piccoli gruppi o solitari fragori. Hanno qualcosa che non so dire, forse un mistero che non ha senso svelare. Sono suoni, sono onde e vibrazioni che si confondono e accavallano nella mia mente fino a creare un unico ritmo che mi culla e mi porta lontano.

Trincomalee, Sri Lanka novembre 2005