La moglie dell'albero dell'ulivo
UZ
Erano stati assieme per molti anni, l’albero dell’ulivo e la donna Edera finché lui un giorno se ne andò senza dare spiegazioni.
Si incontrarono un giorno, quasi per caso a casa di amici. Una situazione insolita, non prevista. Al primo sguardo scoppiarono in risa, salutandosi come vecchi amici, nascondendo il reciproco imbarazzo.
Volevano raccontarsi molte cose, dirsi ciò che gli era capitato da quando la loro storia era finita, ritornare al passato per capirsi, forse recriminare ma anche spiegare.
Il disagio iniziale si trasformò in un sentimento di reciproca conoscenza dell’altro, una storia così lunga lascia tracce difficilmente delebili. Si dissero che non erano cambiati trovando l’uno nello sguardo dell’altra un affetto, una profonda conoscenza maturata ora dall’estraneità dei corpi.
Molti degli ospiti presenti alla festa non conoscevano la loro storia e li scambiarono per due amici, ciò li aiuto a sentirsi più liberi dagli sguardi altrui e divertiti dalla condivisione del segreto.
La grande casa campestre era invasa di persone, tutte scappate dal caldo estivo della città.
Si diedero appuntamento per il pomeriggio, durante l’ora della siesta poi ognuno tornò a conversare con gli altri ospiti presenti.
Si avviarono per un piccolo sentiero di campagna che inoltrava nel bosco. Camminavano fianco a fianco ma tutte le parole che in volevano dirsi sparirono nella complicità della vicinanza. Si erano amati? A lungo, in modo dispersivo fino a tramutare la loro relazione in qualcos’altro invecchiando prima del tempo. Per questo si erano lasciati così, in fretta, senza parole per non darsi il tempo di replicare. L’uomo Albero procedeva a passo lento, sapeva di averla fatta soffrire in molte occasioni. L’illusione dell’eternità lo aveva reso schiavo dei suoi pensieri, lasciando i suoi sentimenti appassire e affievolirsi. La donna Edera ricordava, quasi sorridendo, i diversi modi con cui aveva disperatamente cercato di tenerlo al suo fianco, anche lei si era persa invano non accettando l’idea della solitudine, della fine.
Sei sempre stata una nostalgica legata al passato disse lui, senza cattiveria.
Si, rispose lei, e tu un idealista attento più al cielo che alle tue radici.
Sorrisero entrambi, era bello, ora potersi dire i sentimenti e i pensieri senza doverli pesare e mascherare per paura dell’effetto sull’altro.
Camminavano allegri, la donna Edera fu felice di veder il suo ex compagno così sorridente, come non lo aveva più visto da molto tempo. Sembrava più giovane, spensierato, chissà quante donne lo avevano visto così. C’erano stati molti tradimenti, donne uccello, gufi notturni, api innamorate. Questo era per lei un pensiero doloroso, un fruscio tra le sue foglie a cui non badò molto.
L’uomo dell’Ulivo amava la libertà così come le sue schiavitù. Fu per il primo sentimento che se ne andò, fu per il secondo che rimase assieme a lei così a lungo. Ricordò la sua tenerezza e la sua placidità. Non aveva nulla da rimproverarle, era stata una buona compagna tranne il fatto della sua lentezza che la faceva sembrare, a volte, una patrizia romana annoiata.
C’erano così tante cose ancora da dirsi come il fluire dell’affetto che li avvolgeva in quel bosco, soli in mezzo alla natura.
Accadde invece un fatto repentino, imprevedibile per due persone abituate a vivere esclusivamente in città.
In una piccola radura l’uomo Ulivo mise il piede troppo vicina ad una buca. Fu morso all’istante, la serpe nera lo colpì di scatto e con precisione. Urlò più di terrore che di dolore. Si accasciò a terra. Alla donna Edera ci volle qualche istante per capire cosa fosse accaduta. Rimase un istante impietrita, incapace di pensare e agire poi si getto su di lui senza sapere bene cosa fare. L’uomo albero ancora terrorizzato chiedeva solo aiuto dimenandosi. A volte ci si trova in situazioni talmente speciali nelle quali i sogni più neri prendono la forma della realtà, senza sapere bene per quale motivo e senza parlare la donna Edera si allontanò di qualche passo. Vedere quell’uomo contorcersi davanti a lei le fece tornare a mente molti aspetti della loro storia che aveva seppellito. Le ramificazioni dell’uomo, le sue molte contorsioni lungo il corpo, quasi che non avesse fatto altro che avvitarsi su se stesso per tutta la vita regalando agli altri solo agri frutti spremuti a fatica.
Assordata dal tumulto dei suoi sentimenti si allontano ancora di più senza reagire alle richieste di lui che si dibatteva invano. Resto ferma ad osservare quella parte della sua andarsene insieme a lui poi si voltò e con tranquillità si ne andò senza più voltarsi.
Sono molti i contadini e i frequentatori della zona che ancora di domandano come sia potuto nascere e crescere un albero di ulivo proprio in quel luogo, in quel terreno così diverso ed inospitale per una pianta di ulivo.
Sono molte le donne del paese che non sanno spiegarsi come mai da qualche stagione a questa parte, per un mese circa tutta l’edera dei lori balconi appassisce improvvisamente
Racconto di Lucas
Gen. 2004/nov. 2005